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Bulimia nervosa

La bulimia nervosa (bulimia) è caratterizzata da ripetuti attacchi di fame incontrollabile (abbuffate) e da un’eccessiva preoccupazione per il controllo del peso corporeo.

Ciò induce la paziente a ricorrere a misure estreme per attenuare l’effetto ingrassante del cibo ingerito. Il termine si riferisce solo alla forma del disturbo che è psicopatologicamente paragonabile all’anoressia nervosa.

La distribuzione per età e sesso è simile a quella dell’anoressia nervosa, l’età d’esordio è leggermente più alta.

Il disturbo può insorgere dopo un’anoressia nervosa e viceversa:

  • Una paziente precedentemente anoressica appare inizialmente migliorata dopo un aumento di peso o la ricomparsa delle mestruazioni
  • Poi si instaura un modello comportamentale dannoso di abbuffate e vomito

Una preoccupazione costante per il cibo, un’irresistibile bramosia per gli alimenti. La paziente soccombe ad abbuffate durante le quali vengono consumate grandi quantità di cibo in brevissimo tempo.

La paziente tenta di contrastare l’effetto ingrassante del cibo attraverso diversi comportamenti:

  • Vomito autoindotto
  • Abuso di lassativi
  • Periodi temporanei di digiuno
  • Uso di anoressizzanti, preparati tiroidei o diuretici

Una delle principali anomalie psicopatologiche consiste nella paura patologica di ingrassare. La paziente si pone un limite di peso nettamente definito, chiaramente al di sotto del peso premorboso, considerato ottimale o “sano” dal medico.

Frequentemente nell’anamnesi si può documentare, con un intervallo da alcuni mesi a diversi anni, un episodio di anoressia nervosa. Questo episodio precedente può:

  • Essere stato pienamente espresso
  • Essere stato una forma latente con modesta perdita di peso
  • Aver incluso un’amenorrea transitoria

Episodi frequenti di abbuffate (in un periodo di tre mesi almeno due volte a settimana) durante i quali vengono consumate grandi quantità di cibo in brevissimo tempo.

Preoccupazione costante per il cibo, irresistibile bramosia o compulsione a mangiare.

I pazienti tentano di contrastare l’aumento di peso dovuto al cibo con uno o più dei seguenti comportamenti:

  1. Vomito autoindotto
  2. Abuso di lassativi
  3. Periodi temporanei di digiuno
  4. Uso di anoressizzanti, preparati tiroidei o diuretici

Autopercezione di essere “troppo grassa”, con una paura invadente di ingrassare.


  • Bulimia non altrimenti specificata
  • Iperessia nervosa

La bulimia nervosa deve essere differenziata da:

  1. Disturbi del tratto gastrointestinale superiore con vomito ripetuto (mancano le caratteristiche anomalie psicopatologiche)

  2. Disturbo generale di personalità - Il disturbo alimentare può essere associato a dipendenza da alcol e piccoli reati (ad es. taccheggio)

  3. Disturbo depressivo - Le pazienti bulimiche sperimentano frequentemente sintomi depressivi


Questa diagnosi dovrebbe essere utilizzata per le pazienti in cui mancano una o più caratteristiche centrali della bulimia nervosa in un quadro clinico per il resto abbastanza tipico.

Nella maggior parte dei casi ciò si applica a pazienti con:

  • Peso normale o anche sovrappeso
  • Periodi tipici di abbuffate con successivo vomito e uso di lassativi

Sindromi parziali con sintomi depressivi sono altrettanto frequenti. Se tuttavia i sintomi depressivi giustificano la diagnosi di un disturbo depressivo, devono essere codificate due diagnosi.

  • Bulimia con peso normale

Troppo spesso in entrambe le malattie (bulimia e anoressia) è alla base il disturbo borderline. La preghiamo di non fraintendere: un malato di bulimia o anoressia non deve necessariamente presentare un disturbo borderline sottostante, anche se vi sono forti indizi.

Si tratta piuttosto del disturbo originario - la condizione disturbata nell’infanzia dalla quale poi si sviluppa il disturbo alimentare.

Si deve constatare che, se questo stato originario non viene elaborato analiticamente e con la terapia comportamentale, il trattamento fallisce completamente.